Quando siamo in crociera la maggior parte di noi ama rilassarsi e staccare dai ritmi snervanti della vita lavorativa. Un volta issate le vele non abbiamo voglia di metterci con impegno passando molto tempo a regolarle al meglio. Spesso però bastano pochi accorgimenti per riuscire ad avere la barca ben regolata che scivola delicatamente sull’acqua. Vediamo quali sono.

Quando governiamo la nostra barca dobbiamo cercare di avere sempre il timone neutro, soprattutto di bolina. Probabilmente avremo fatto i segni sulle ruote per indicare quando la pala è al centro. Verifichiamo quando andiamo a vela che quei segni siano nella posizione corretta. Anche se sono leggermente spostati sottovento di 10/15 gradi non è un grosso problema; è difficile trovare la perfezione su una barca da crociera soprattutto di bolina quando il vento inizia ad aumentare e fa sbandare la barca.

Se invece ci accorgiamo di tenere il timone costantemente alla poggia e facciamo troppa fatica con le mani e le braccia a scontrarlo per far procedere la barca dritta, allora significa che le vele non sono ben regolate e dobbiamo necessariamente ridurre la tendenza orziera della barca. La randa è una vela orziera in quanto il suo centro velico è spostato a poppa rispetto al centro di deriva della barca, dobbiamo quindi agire su di essa per riequilibrare l’assetto.

La prima cosa da fare è utilizzare il carrello del trasto se ce lo abbiamo … si proprio lui quello che scorre su quella rotaia trasversale che, a seconda della barca, taglia a metà il pozzetto creando più impiccio che altro. Proviamo a farlo scorrere sottovento per depotenziare la randa e ridurrne la tendenza orziera. Più aumenta il vento e più dobbiamo portarlo sottovento. Anche se la vela inizia a sgonfiarsi parzialmente nella parte vicino all’albero non è un problema. Meglio avere un timone neutro e la randa un po’ sgonfia che la vela tutta cazzata e dover usare due mani e tutta la nostra forza per tenere il timone dritto. In quest’ultimo caso mettiamo anche a repentaglio la sicurezza della navigazione perché creiamo un carico eccessivo sulla pala e su tutto l’organo di governo formato dai frenelli e dalle pulegge con possibilità di rotture.

Altra cosa da fare è cercare di smagrire la vela cioè renderla più piatta. Dobbiamo tirare la drizza fino a togliere le eventuali pieghe che si sono formate sull’inferitura, tesare anche il tesa-base e il cunningham (se presente). Una randa più piatta creerà minor sbandamento e scarroccio e quindi un timone più neutro.

Se nonostante tutti questi accorgimenti il vento continua ad aumentare, la barca a sbandare e il timone è sempre duro allora l’ultima cosa da fare è lascare un po’ di scotta randa sempre per ridurre la pressione del vento sulla vela e quindi la tendenza orziera. In questo caso vale lo stesso discorso fatto per il carrello del trasto: meglio una randa mezza sgonfia ma il timone neutro che randa gonfia, barca sdraiata sull’acqua e timone durissimo!

E il vang? Di bolina su barche da crociera con alberi rigidi il vang non ha molta importanza. Anzi è meglio tenerlo un po’ lasco. In questo modo se sale il vento e agiamo sulla scotta randa come indicato poco sopra, avremo un effetto immediato sulla balumina che si aprirà (svergolerà), riducendo lo sbandamento e ripristinando l’equilibrio sul timone. Nel caso avessimo il vang tirato la balumina rimarrebbe chiusa e dovremmo lascare molta più scotta randa prima di riuscire a sventarla nella parte anteriore e iniziare a sentire i primi effetti sul timone.

Un accorgimento che si può avere è di mettere la drizza randa su un winch self-tailing e tenercela. Capita spesso che gli stopper alla lunga non tengano molto, soprattutto con vento fresco, e lascino scivolare qualche centimetro di drizza vanificando tutto il lavoro fatto in precedenza.

Alla fine ci dobbiamo focalizzare su 4 elementi: trasto, drizza, tesa-base, scotta. Provate, se non lo avete mai fatto rimarrete stupiti di come cambia l’assetto della barca semplicemente agendo su una vela!

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