Il bompresso è stato introdotto sulle antiche navi a vela per aumentare la superficie velica ma anche per rendere la nave più poggiera e migliorarne la manovrabilità e stabilità di rotta. Le imbarcazioni moderne nascono con studi approfonditi su centro velico e centro di deriva: ne derivano quindi barche già centrate e facili da timonare.

Il bompresso che oggi vediamo sempre più spesso anche sulle prue delle barche da crociera, nasce da esigenze diverse, legate alla praticità ed efficienza di utilizzo delle vele di prua. La prima conseguenza che si ha murando una vela portante (gennaker, code 0, etc.) su un bompresso, è di allontanarla dalla randa riducendo il “disturbo” causato da quest’ultima. Quindi più il bompresso è lungo, minore sarà il rifiuto che subirà, ad esempio, il nostro gennaker. Ma qual è la lunghezza ideale di un bompresso? Non esistono parametri fissi, è sufficiente guardarsi intorno per vedere barche della stessa lunghezza e con piani velici simili, avere bompressi di lunghezze completamente differenti. In effetti una regola c’è: più il bompresso è lungo e meglio è. Questa si scontra però con la praticità, soprattutto nelle manovre in porto, e con il design. Immaginatevi di avere una barca di 10 metri con un bompresso lungo 2. A vela andrà velocissima ma quando si tratta di rientrare all’ormeggio non sarà così semplice manovrarla.

Se dobbiamo armare un gennaker o un code 0 senza bompresso ci ritroveremo sempre il pulpito di intralcio, che non fa lavorare al meglio la vela. Bisognerà quindi armarla più alta di mura perdendo però in efficienza. Con un bompresso tutto viene migliorato soprattutto se abbiamo una vela avvolgibile come un code 0. In questo caso non avremo né il pulpito né lo strallo che potrebbero causare problemi al corretto avvolgimento della vela. Inoltre con un bompresso potremo armare la vela avvolgibile già in porto e lasciarla issata pronta per essere srotolata. Se abbiamo intenzione di lasciarla armata per lungo tempo, ricordiamoci sempre di munirla di protezione anti UV tramite l’apposita banda oppure proteggerla con una calza.

Un’altra cosa da non sottovalutare è il miglioramento delle manovre. Più spostiamo verso prua il punto di mura della vela portante (gennaker, code 0, etc.) e più si libererà spazio tra la vela e lo strallo. Per molti non vorrà dire niente ma ci permetterà, soprattutto con poco vento, di fare più agilmente la strambata “interna”. In pratica significa far passare la vela tra la sua inferitura e lo strallo invece di farla ruotare esternamente verso prua. Con poco vento generalmente non c’è sufficiente pressione per permettere alla bugna di “volare” oltre la prua con la conseguenza che le strambate si potrebbero trasformare in caramelle difficili da sbrogliare.

L’evoluzione progettuale del momento si sta indirizzando sempre più verso delle vere e proprie delfiniere invece che semplici bompressi. Uno dei motivi è quello di riuscire a inserire nella struttura anche l’ancora evitando, quando si sta salpando, che vada a sbattere sullo scafo, soprattutto nel caso di barche con le prue “dritte”. In alcuni casi è proprio il musone dell’ancora che viene utilizzato come bompresso su cui armare le vele portanti. Attenzione però a non farsi prendere la mano e utilizzare il musone con tale scopo. L’ancora con la relativa catena lavorano con una trazione prevalentemente verso il basso mentre se armiamo un gennaker lo sforzo sarà verso l’alto. Meglio assicurarsi che il musone abbia una struttura adeguata agli sforzi che vogliamo applicarci. Le ultime tendenze sono quelle di aggiungere un “vento” sotto al musone collegato con il dritto di prua, per permettere di armare senza problemi qualsiasi vela portante.

Se si aggiunge il bompresso la barca si allunga? Si corre il rischio di passare da natante a imbarcazione?

Iniziamo subito dicendo che ciò che aumenta è la lunghezza massima della barca. Per stabilire invece se una unità è da considerarsi natante o imbarcazione bisogna prendere in considerazione la “lunghezza fuori tutto” come definita dalle norme armonizzate EN/ISO/DIS 8666. Questa viene definita come la lunghezza massima dello scafo, escluse le eventuali “appendici”, ovvero plancette, bompressi, delfiniere, spoiler, e comunque qualsiasi cosa sia sporgente oltre la lunghezza dello scafo vero e proprio, ma non ne faccia parte ai fini strutturali. Tutto ciò che quindi viene aggiunto (ad esempio con viti e bulloni) e sia facilmente asportabile senza interventi “distruttivi” non viene considerato ai fini della lunghezza fuori tutto. Un bompresso o una delfiniera che non siano resinati e parte integrante dello scafo non concorrono al calcolo della lunghezza fuori tutto.

Una buona idea che si vede in giro è il musone dell’ancora che ospita l’attacco della vela portante, fornendo una valida soluzione senza aumentare la lunghezza fuori tutto. Altrimenti il bompresso rimovibile è efficace e di semplice utilizzo.

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