Fino a qualche anno fa la risposta sarebbe stata “no, grazie”. Oggi con la tecnologia che avanza e le nuove richieste del mercato questa soluzione sta prendendo sempre più piede. Vediamone pregi e difetti.

Navigando in estate capita sempre più spesso di vedere “alberi neri” che fanno bella mostra di sé su barche da crociera. Una delle prime cose che ci vengono in mente è: “chissà quanto costa”. In effetti la differenza di prezzo rispetto ad un albero in alluminio non è di poco conto, ma i vantaggi che ne derivano sono diversi.

I vantaggi:

Il primo è sicuramente il risparmio di peso che si traduce in un diverso (e migliore) comportamento della barca sia in navigazione, ma anche all’ancora e all’ormeggio. Rispetto ad un albero in alluminio quello in carbonio può arrivare a pesare fino al 20/30% in meno. Questo significa avere meno peso “in alto” che si traduce in un minor rollio e beccheggio. Ad esempio se siamo ancorati in rada e ci passa di fianco un motoscafo, la nostra barca con l’albero in carbonio tenderà ad avere un movimento di rollio con oscillazioni più contenute e rapide, che si smorzeranno più velocemente rispetto alla stessa barca con albero in alluminio. Lo stesso effetto si avrà sul beccheggio in quanto entrambi i movimenti sono legati all’inerzia che ha la barca. Questa è direttamente proporzionale al peso posizionato “in basso”. Per fare un esempio, i siluri situati in fondo ad una lunga lama di deriva generano una elevata inerzia. Le vecchie barche di Coppa America, gli IACC, quando iniziavano a rollare in porto ci stavano diversi minuti prima di fermarsi. Questo perché avevano circa il 70% del loro peso posizionato nel siluro a 4 metri di profondità. Quindi molto dipende anche da come è progettata la barca, lo scafo, la carena e la distribuzione dei pesi. Una barca con albero in carbonio potrà avere meno peso in basso per contrastare quello dell’albero, con conseguente miglior comportamento in mare. Si ridurrà anche l’inerzia e aumenterà la sicurezza della navigazione.

Un’altra importante conseguenza è il minor sbandamento. Questo si traduce in migliori performance di bolina e navigazioni più comode con barca meno inclinata.

Se oltre all’albero investiamo anche nel sartiame, il risparmio sul peso può arrivare al 40%. L’accoppiata vincente è albero in carbonio e sartie in PBO/composito. Questa combinazione è quella che ci garantisce il minor peso in assoluto, ma anche il maggior costo. Viene utilizzata soprattutto su barche di grandi dimensioni dove la differenza di peso inizia ad essere notevole. Facendo un’analisi costi/benefici, mettere un albero in carbonio con sartie in PBO/composito su una barca da crociera di 12 metri non avrebbe molto senso. Ci sarebbe un esborso elevato di denaro associato ad un miglioramento delle performance generali ridotto.

Un’altra caratteristica particolare degli alberi in carbonio è la manutenzione. A differenza dell’alluminio non si creano correnti galvaniche e quindi ossidazioni. Una cosa a cui bisogna però fare attenzione sono le delaminazioni e le microfratture dovute alla elevata compressione e agli sforzi durante la navigazione con mare formato. Per ovviare a questi problemi sarebbe meglio ogni 10 anni circa, togliere l’albero e farlo revisionare con apparecchiature apposite agli ultrasuoni che possono rivelare problemi non visibili all’occhio umano.  Per proteggere l’albero dal sole e per farlo scaldare di meno, è preferibile verniciarlo di bianco o comunque con pitture che riescano a creare una protezione contro i raggi UV. Questo ne garantisce una durata superiore. La maggior parte delle barche a vela di grandi dimensioni al giorno d’oggi infatti ha alberi in carbonio bianchi. Ci sono poi gli armatori che preferiscono mantenere un aspetto più sportivo alle loro barche da regata e quindi verniciano l’albero con particolari pitture nere che permettono comunque di creare una protezione contro i raggi UV.

In caso di rottura il carbonio si comporta in modo differente dall’alluminio. Molto spesso si spezza di netto quindi per ripararlo è sufficiente tagliarlo prima e dopo la rottura, mettere un profilo interno molto sottile e procedere a una nuova laminazione. L’alluminio invece solitamente si piega oltre a spezzarsi. Procedere quindi ad una riparazione è, per lo più, impossibile. Bisogna acquistare un albero nuovo.

“Montare un albero di carbonio è pericoloso perché attira maggiormente i fulmini”. Questa frase l’avremo sentita ripetere tante volte durante le “chiacchiere da banchina”; è un’affermazione corretta? Nella maggior parte dei casi è una leggenda metropolitana. Un fulmine è una scarica elettrica, seguirà quindi il percorso dove troverà la migliore conducibilità. Il carbonio in sé è un buon conduttore ma un albero è costituito anche da resina epossidica che invece è un cattivo conduttore. Nel complesso possiamo affermare che la sua struttura generale non ha una conducibilità superiore all’alluminio. A livello statistico però sono probabilmente gli alberi in carbonio ad essere colpiti maggiormente dai fulmini. Come mai? La risposta è semplice. Gli alberi in carbonio presenti in un porto sono generalmente più alti di quelli in alluminio e quindi sono i primi che vengono colpiti dai fulmini.

Un’altra differenza tra un albero in carbonio e uno in alluminio è la rigidità. Il carbonio è molto più rigido dell’alluminio quindi un albero costruito con il primo materiale sarà meno flessibile e avrà bisogno quindi di meno manovre per mantenerlo stabile in navigazione. Ci stiamo riferendo alle varie sartie volanti, agli stralletti di prua che sono spesso presenti sugli alberi in alluminio e intralciano non poco le virate e le strambate. L’espediente utilizzato su quest’ultima tipologia di albero per evitare di avere troppe complicazioni in crociera è di fare profili sovradimensionati, più spessi e ampi. In questo modo l’estruso diventerà più rigido a scapito, inevitabilmente, delle prestazioni a vela.

Un albero in carbonio ha generalmente bisogno di un set-up variabile in base all’intensità del vento per poterlo sfruttare al massimo. Però in crociera è impensabile mettesi a lavorare sulla tensione delle sartie ogni volta che il vento cambia di 5/10 nodi di intensità. La soluzione solitamente è di preparare l’albero con una regolazione per vento medio (ad esempio 18/20 nodi) e poi lavorare solo con il paterazzo per modificarne la flessione. In questo modo avremo un albero che non renderà al 100% in termini di performance con vento leggero ma ci garantirà comunque migliori condizioni di navigazione rispetto a quello in alluminio.

Alla fine dei conti l’albero in carbonio ha solo pregi? In effetti di difetti ne ha pochissimi, anzi uno solo: il prezzo. Il maggior costo è di circa il 30% se poi aggiungiamo anche l’opzione delle sartie in PBO/composito possiamo arrivare ad oltre il 40%.

In definitiva quindi è consigliabile mettere un albero in carbonio su una barca da crociera? Ne vale la spesa? Non è facile dare una risposta precisa. Certamente i vantaggi sono molti ma l’unico punto negativo, il prezzo, ha un peso molto grande. Possiamo quindi dire che se una barca nasce per la crociera pura un albero in carbonio probabilmente non ci permetterà di goderne appieno i vantaggi. Se invece parliamo di un “fast cruiser”, una barca pensata per la crociera veloce e anche le regate, allora investire qualcosa in più su un albero in carbonio potrebbe essere una giusta scelta. Questo perché avremo già speso molto per la barca e l’incidenza dell’albero in percentuale sarà inferiore rispetto al caso di un “cruiser” puro.

 

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